Proemio

 

Frate Francesco di Assisi, divinamente ispirato e infiammato di amore per Cristo, scelse per sé e per i suoi frati una forma di fraternità evangelica da poveri e minori e la propose nella Regola con poche e semplici parole. Questa Regola e forma di vita fu approvata a viva voce da Innocenzo III e poi confermata da papa Onorio III il 29 novembre 1223 con la Bolla Solet annuere. Il santo Fondatore, prossimo alla morte, lasciò ai frati presenti e futuri il suo Testamento come ricordo, ammonizione ed esortazione «perche osserviamo più cattolicamente la Regola che abbiamo promesso al Signore».

Con il passare degli anni i suoi discepoli dovettero adattare la vita, l'attività e la legislazione alle diverse esigenze dei tempi; e lo fecero per mezzo delle Costituzioni nei Capitoli generali.
Clemente VII, il 3 luglio 1528, con la Bolla Religionis zelus approvò l'Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Questi si erano proposti sin dall'inizio di osservare e di trasmettere ai frati futuri con fedeltà, semplicità e purezza, secondo la Regola e il Testamento e sotto il magistero della Chiesa, il patrimonio spirituale del Fondatore san Francesco. Per mantenere fede a tale proposito, il Capitolo generale dell'Ordine, celebrato nel 1536, pubblicò le Costituzioni, che in seguito furono più volte rivedute, per quanto fu necessario, per adattarle sia alle nuove condizioni dei tempi, sia, soprattutto, alle nuove prescrizioni della Chiesa. Così, per esempio, fu fatto dopo il Concilio di Trento, dopo il mutamento di alcune leggi ecclesiastiche e dopo la promulgazione del nuovo Codice di Diritto Canonico all'inizio di questo secolo. Le nostre Costituzioni, tuttavia, hanno sempre conservato il loro fondamentale ideale francescano.

Un altro evento di massima importanza per un adeguato rinnovamento della vita e della legislazione degli Istituti religiosi è stato il Concilio Vaticano II, particolarmente con la Costituzione dogmatica Lumen gentium e con il Decreto Perfectae caritatis.

Paolo VI con la Lettera apostolica motu proprio Ecclesiae sanctae del 6 agosto 1966 ordinò a tutti gli Istituti religiosi di rivedere le Costituzioni. Le direttive di revisione sono contenute nei testi conciliari e in altri posteriori documenti della Chiesa. Esse sono, in particolare, il continuo ritorno alle fonti di tutta la vita cristiana e all'originaria ispirazione degli Istituti, tenendo presenti i segni dei tempi, e la necessaria fusione dell'elemento spirituale con quello giuridico, perché le Costituzioni non siano un puro testo di diritto né di sole esortazioni. Il nostro Capitolo speciale celebrato nel 1968 rivide accuratamente le Costituzioni, che furono poi promulgate «ad experimentum». Nei Capitoli degli anni 1970 e 1974 furono di nuovo qua e là ritoccate.

Finalmente, nel Capitolo generale celebrato nel 1982, le Costituzioni furono rielaborate secondo le norme della Ecclesiae sanctae II, n. 6 e 8 e per volere della Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari, reso noto con Lettera del 15 novembre 1979, in modo da poterne ottenere la definitiva approvazione della Santa Sede.
Lo stesso Capitolo generale, in attesa del nuovo Codice di Diritto Canonico e in obbedienza alle direttive emanate il 4 agosto 1981 dalla Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari, costituì una Commissione capitolare con il compito di redigere il testo per quanto riguarda la forma e di metterlo in accordo e di adattarlo alle norme del Codice di Diritto Canonico. Il Definitorio generale, mettendo in atto quanto stabilito dal Capitolo generale e dopo aver ottenuta l'opportuna facoltà dalla Santa Sede con Lettera del 12 novembre 1982, fece pubblicare il testo delle Costituzioni riveduto in modo definitivo. Il testo entro in vigore il giorno 25 marzo 1983, Solennità dell'Annunciazione del Signore, e conservò la validità fino a che le stesse Costituzioni non furono debitamente approvate dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e delle Societa di Vita Apostolica. Dopo la promulgazione del Codice di Diritto Canonico il 25 gennaio 1983, fu necessario adattare diversi punti delle Costituzioni al nuovo Diritto. Perciò la Congregazione diede ai Superiori generali la facoltà di emanare norme provvisorie circa le materie richieste dal nuovo Codice e non ancora inserite nel testo delle Costituzioni, norme da presentare naturalmente al prossimo Capitolo generale. Frattanto il testo delle Costituzioni, accuratamente riveduto, fu trasmesso alla Congregazione, che lo approvò il 25 dicembre 1986. Il Capitolo generale, celebrato nel 1988, esaminò con attenzione e approvò le proposizioni che il Definitorio generale aveva preparato e che, secondo il Codice di Diritto Canonico, dovevano essere inserite nel testo delle Costituzioni; e la sopraccitata Congregazione le ratificò con Lettera del 7 febbraio 1990.

Pertanto il presente testo delle Costituzioni, redatto in lingua latina e definitivamente approvato dalla Santa Sede, è da ritenersi autentico e ad esso devono attenersi tutte le versioni in altre lingue. E il testo è i1 seguente.

Roma, 25 marzo 1990