CAPITOLO VII

LA VITA DI PENITENZA DEI FRATI

101

101,1. Gesù Cristo, annunciando il Vangelo del Regno, chiamò gli uomini alla penitenza, cioè a quel radicale cambiamento di se stessi, in forza del quale ci si decide a pensare, a giudicare e a impostare la propria vita in quella santità e carità di Dio, che si sono manifestate nel suo Figlio.

101,2. Questa conversione in creature nuove ha il suo inizio nella fede e nel battesimo ed esige uno sforzo costante per rinunciare ogni giorno di più a noi stessi. Vivendo solo per il Signore e avendo con gli uomini, specialmente con i poveri, nuovi rapporti, la penitenza ci aiuta a edificare la fraternità evangelica.

101,3. San Francesco cominciò, con la grazia del Signore, la sua vita di penitenza-conversione usando misericordia verso i lebbrosi e uscendo dal secolo.

101,4. Con grande fervore di spirito e gioia nel cuore conformò la propria vita alle beatitudini del Vangelo e predicò, senza stancarsi, la penitenza, incoraggiando tutti con le opere e le parole a portare la croce di Cristo; e volle che i suoi frati fossero uomini di penitenza.

101,5. Lo spirito di penitenza in una vita austera è la caratteristica del nostro Ordine; noi, infatti, sull'esempio di Cristo e di san Francesco, abbiamo scelto una vita severa.

101,6. Mossi dallo stesso spirito e consapevoli del peccato che è in noi e nella società, impegniamoci continuamente alla nostra e altrui conversione, per essere configurati a Cristo crocifisso e risorto.

101,7. In tal modo, completando ciò che manca alle sofferenze di Cristo, ci uniamo alla Chiesa che, pur essendo santa, ha sempre bisogno di purificazione, e promoviamo la venuta del Regno di Dio tra gli uomini per riunirli con la perfetta carità in una vera famiglia umana.

102

102,1. La penitenza, in quanto cammino di conversione, è una disposizione del cuore, ma esige di essere visibile anche esteriormente nella vita quotidiana.

102,2. Anche come penitenti, i francescani devono sempre distinguersi per delicata e affettuosa carità e letizia, come i nostri santi, che, rigidi con se stessi, erano invece pieni di bontà e di rispetto verso gli altri.

102,3. Spinti dallo spirito di conversione e di rinnovamento, dedichiamoci di continuo alle opere di penitenza secondo la Regola e le Costituzioni e come Dio ci ispirerà, affinché agisca sempre più in noi il mistero pasquale di Cristo.
102,4. Ricordiamo, anzitutto, che la nostra stessa vita consacrata è un'ottima forma di penitenza.

102,5. Offriamo quindi per la nostra e altrui salvezza la povertà, l'umiltà, le molestie della vita, il lavoro compiuto ogni giorno fedelmente, la disponibilità al servizio di Dio, del prossimo e della fraternità, il peso dell'infermità e degli anni, e anche le persecuzioni per il Regno di Dio, affinché, soffrendo con chi soffre, godiamo sempre della nostra conformità con Cristo.

102,6. Seguiamo san Francesco nella sua via di conversione, andando incontro, in modo particolare, a quelli che, nei nostri tempi, sono emarginati e privi di ogni aiuto.

103

103,1. Cristo Signore, modello di tutti, ricevuta la missione dal Padre e condotto dallo Spirito Santo nel deserto, digiunò per quaranta giorni e quaranta notti. Anche il suo discepolo san Francesco, acceso dal desiderio di imitare il Signore visse nel digiuno e nelle preghiere.

103,2. Il tempo di avvento e soprattutto della quaresima di Pasqua e tutti i venerdì siano considerati da noi come tempi di penitenza più intensa sia individuale che in comune.

103,3. Si raccomandano, inoltre, la quaresima detta comunemente «Benedetta» e le vigilie delle solennità di san Francesco e dell'Immacolata Concezione della beata Vergine Maria.

103,4. In tali giorni dedichiamoci a compiere con più diligenza le opere di conversione come la preghiera, il raccoglimento, l'ascolto della parola di Dio, la mortificazione, il digiuno in fraternità; a dare ai poveri quanto, per la nostra maggior sobrietà, riusciremo a risparmiare alla mensa del Signore; e a praticare con maggior fervore le opere di misericordia secondo il nostro uso tradizionale.

103,5. Per quanto riguarda la legge dell'astinenza e del digiuno, i frati osservino le prescrizioni della Chiesa sia universale che particolare.

103,6. Spetta al Capitolo provinciale emanare ulteriori disposizioni sia sui giorni di digiuno e di astinenza sia sul modo di digiunare, secondo le varie circostanze dei luoghi e dei tempi.

104

104,1. Per vivere veramente secondo il Vangelo memori della passione di Gesù e sull'esempio di san Francesco e dei nostri santi frati, la vita nostra sia in tutto semplice e discreta, come si conviene ai poveri. Pratichiamo la mortificazione, anche volontaria, moderandoci volentieri nel cibo e nella bevanda, negli spettacoli e in altri divertimenti.

104,2. I superiori, poi, dovendo provvedere al fabbisogno, specialmente degli infermi, ricordino il precetto della carità e l'esempio di san Francesco.

105

105,1. Con il dolore nel cuore per i peccati
di penitenza nostri e altrui e con il desiderio di camminare in novità di vita, pratichiamo le opere di penitenza, adattandoci alla diversa mentalità delle regioni e dei tempi.

105,2. In particolare, si raccomandano la correzione fraterna indicata da Gesù, la revisione della propria vita alla luce del Vangelo e le altre forme di penitenza evangelica, specialmente quelle fatte in comune.

105,3. Riguardo a queste e ad altre forme di penitenza in comune, i Capitoli provinciali stabiliscano norme opportune secondo le circostanze della regione.

106

106,1. Nel sacramento della penitenza o della riconciliazione non solo i singoli frati, ma anche la comunità dei frati vengono purificati e risanati, rinnovando così l'unione con il Salvatore e la riconciliazione nella Chiesa.

106,2. Mediante questo sacramento, inoltre, non solo godiamo il frutto della morte e risurrezione di Cristo, ma partecipiamo più profondamente all'Eucaristia e al mistero della Chiesa.

106,3. Purificati e rinnovati per mezzo dei sacramenti della Chiesa, ci riuscirà di vivere meglio di giorno in giorno la nostra vita francescano-cappuccina.

106,4. Teniamo quindi in grande considerazione la frequente confessione dei nostri peccati, l'esame di coscienza quotidiano e la direzione spirituale. Si raccomanda anche la celebrazione comunitaria della penitenza.

107

107,1. La facoltà di ricevere la confessione sacramentale dei frati è concessa, oltre che dall'Ordinario del luogo, dal superiore maggiore e anche, nei singoli casi e ad modum actus, dal superiore locale.

107,2. Ogni sacerdote dell'Ordine, approvato dal proprio superiore maggiore, può ricevere le confessioni dei frati in qualsiasi parte del mondo.

107,3. I frati possono liberamente confessare i peccati a qualsiasi sacerdote che abbia la facoltà da qualsiasi Ordinario.
107,4. I confessori tengano presente l'ammonizione di san Francesco di non adirarsi né spazientirsi per il peccato di alcuno, ma di trattare il penitente con ogni bontà nel Signore.

108

108,1. Se veramente ci amiamo con quella carità con cui Cristo ci ha amato, non evitiamo il fratello quando si trovasse in difficoltà, ma aiutiamolo con premura, e, se sarà caduto, non atteggiamoci a giudici severi, ma a custodi del suo buon nome; anzi amiamolo di più, memori che ciascuno di noi farebbe peggio se Dio, nella sua bontà, non ce ne preservasse.

108,2. I superiori siano vicini con paterna misericordia ai frati che peccano o sono in pericolo, per poter dare loro, secondo Dio, aiuti opportuni ed efficaci.

108,3. Non impongano pene, specialmente canoniche, se non sono costretti da manifesta necessità e sempre con ogni prudenza e carità; fermi restando, tuttavia, i prescritti del diritto universale.

108,4. Ricordino sempre le parole di san Francesco nella lettera a un ministro: «In questo voglio conoscere se tu ami il Signore e se ami me suo servo e tuo, se farai questo, e cioè che non ci sia alcun frate al mondo che abbia peccato quanto più poteva peccare, che, dopo aver visto i tuoi occhi, non se ne ritorni via senza il tuo perdono se egli lo chiede; e se non chiedesse il perdono, chiedi tu a lui se vuole essere perdonato. E se comparisse davanti ai tuoi occhi mille volte, amalo più di me per questo affinché tu lo possa conquistare al Signore».