CAPITOLO IV

LA NOSTRA VITA IN POVERTA'

 

ARTICOLO I

59

59,1 . Gesù Cristo, che tutto riceve dal Padre e tutto comunica con il Padre nello Spirito Santo, fu mandato ad evangelizzare i poveri. Essendo ricco, si è fatto povero per noi e simile agli uomini, affinché, per mezzo della sua povertà, noi diventassimo ricchi.

59,2. Dalla nascita nel presepio fino alla morte in croce amò i poveri e indicò l'amore del Padre verso di loro come modello per i discepoli.

59,3. La Chiesa riconosce la povertà volontaria, specialmente nei religiosi, come segno della sequela di Cristo e propone san Francesco come immagine profetica della povertà evangelica.

59,4. Infatti, con la nostra povertà per il Regno di Dio ci uniamo a Cristo nel suo atteggiamento di figlio verso il Padre e nella sua condizione di fratello e servo tra gli uomini.

59,5. La povertà evangelica richiede che siamo disponibili nell'amore, conformi a Cristo povero e crocifisso che è venuto per servire, e solidali con i piccoli di questo mondo.

59,6. Non consideriamo nostra proprietà i doni di natura e di grazia che abbiamo ricevuto, ma sforziamoci di metterli tutti a vantaggio del popolo di Dio.

59,7. Usiamo i beni temporali con gratitudine, facendone parte con chi ne ha bisogno e, nello stesso tempo, dando una testimonianza sul retto uso delle cose a coloro che avidamente le desiderano.

59,8. Annunzieremo davvero ai poveri che Dio stesso è con loro, se saremo partecipi della loro condizione.

60

60,1. Poiché la povertà evangelica è un grande impegno della nostra vita, nei Capitoli sia generali che provinciali e locali, stabiliamo forme adatte ai tempi, e perciò stesso modificabili, con le quali possiamo più fedelmente osservarla.

60,2. Nei Capitoli si tratti in modo particolare dell'uso sociale dei beni affidati alle fraternità, sia del denaro come delle case e dei terreni, per impiegarli volentieri a vantaggio degli altri.

60,3. La nostra povertà, infatti, individuale e comunitaria, perché sia autentica, deve essere una manifestazione tale della povertà interiore, che non abbia bisogno di interpretazione.

60,4. Essa esige un tenore di vita sobrio e semplice nel vestito, nel cibo e nelle abitazioni, e la rinuncia a ogni prestigio sociale, politico o ecclesiastico.

60,5. Viviamo consapevolmente solidali con gli innumerevoli poveri del mondo e, nella nostra attività apostolica, esortiamo vivamente il popolo, specialmente i cristiani, alle opere di giustizia e di carità per favorire il progresso dei popoli.

60,6. Sono degni di lode coloro che in particolari situazioni di ambiente vivono con i poveri le loro condizioni e aspirazioni, e li animano nello sviluppo sociale e culturale e nella speranza dei beni futuri.

61

61,1. Osserviamo la vita comune e condividiamo volentieri tra di noi le cose date ai singoli.

61,2. Tutti i beni, compresi gli stipendi, pensioni, sovvenzioni e assicurazioni che in qualunque modo ci pervengono, siano consegnati in uso della fraternità, così che i singoli ricevano da essa il medesimo vitto, vestito e le altre cose necessarie.

61,3. I superiori siano di luminoso esempio ai frati nel professare la povertà e ne promuovano l'osservanza.

ARTICOLO II

La povertà riguardo al beni e al denaro

 

62

62,1. Osserviamo la povertà che abbiamo promesso, memori dell'intenzione e delle parole di san Francesco: «I frati non si approprino di nulla, né casa, né luogo, né alcun'altra cosa».

62,2. Perciò come pellegrini e forestieri in questo mondo, mentre siamo in cammino verso la terra dei viventi, serviamo il Signore in povertà e umiltà.

62,3. Usiamo dei beni temporali per le necessità della vita, dell'apostolato, della carità e, soprattutto, dei poveri.

62,4. I superiori, personalmente o per mezzo di altri, possono porre atti civili circa i beni temporali, se e in quanto ciò sia necessario per i frati o per le opere a noi affidate.

62,5. I superiori maggiori designino le persone fisiche o giuridiche a nome delle quali vengono registrati, davanti alla legge civile, i beni a noi affidati.

63

63,1. Come figli dell'eterno Padre, deposta ogni preoccupazione, riponiamo la nostra fiducia nella divina provvidenza, affidandoci alla sua bontà infinita.

63,2. Non facciamo, quindi, provvisioni eccessive di beni, anche necessari al vitto.

63,3. Procuriamoci, specialmente con il nostro stesso lavoro, i mezzi e i sussidi necessari alla vita e all'apostolato.

63,4. E quando questi ci venissero a mancare, ricorriamo con fiducia alla mensa del Signore, secondo le disposizioni della Chiesa universale e particolare; in modo tale, però, che, mentre chiediamo agli uomini l'elemosina, diamo loro testimonianza della povertà, della fraternità e della letizia francescana.

64

64,1. San Francesco, secondo il proprio carisma di povero e minore nella Chiesa, comandò ai suoi di non accettare in nessun modo il denaro, perché segno di ricchezza, pericolo di avarizia e strumento di potenza e di dominio nel mondo.

64,2. Ma poiché, per le mutate condizioni dei tempi, l'uso del denaro si è reso indispensabile, i frati, volendo adempiere la volontà del serafico Padre, usino il denaro solo come mezzo ordinario di scambio e di vita sociale necessario anche ai poveri, e a norma delle Costituzioni.

65

65,1. I superiori, i quali, in forza dell'ufficio, hanno il dovere di provvedere premurosamente alle necessità dei frati, usino il denaro per l'occorrente della vita, per le opere dell'apostolato e di carità.

65,2. Per le stesse ragioni anche gli altri frati, con il permesso del superiore, possono usare il denaro, con l'obbligo di renderne conto.

65,3. Tutti, poi, superiori e gli altri frati, usino il denaro non diversamente da come lo usano coloro che sono veramente poveri.

65,4. Per riguardo alla povertà, i frati non si rivolgano senza permesso agli amici, ai parenti e ai congiunti per chiedere denaro o altre cose.

66

66,1. I superiori, secondo le norme emanate dal ministro provinciale con il consenso del definitorio, possono ricorrere alle assicurazioni o ad altre forme di previdenza sociale, dove tali istituzioni sono prescritte dall'autorità sia ecclesiastica che civile per tutti o per qualche categoria di persone, oppure se vi ricorrono comunemente i poveri di quella regione.

66,2. Evitino, però, accuratamente tutte quelle operazioni assicurative che, in qualche regione dove essi dimorano, possono presentare l'aspetto di lusso o di lucro.

66,3. E', tuttavia, opportuno che i superiori, come fa anche la gente di modeste condizioni, depositino il denaro veramente necessario presso banche o altri simili istituti, anche con un modesto interesse.

66,4. Non ricevano, però, fondazioni, legati ed eredità con diritti e oneri perpetui.

67

67,1. I frati, vivendo la povertà volontaria, mostrino agli uomini di essere liberi dalla cupidigia, radice di tutti i mali, e dall'ansiosa preoccupazione per il domani.

67,2. Perciò i superiori nell'uso del denaro evitino ogni accumulo e speculazione, salvo un piccolo margine di sicurezza.

67,3. Nell'uso dei beni, anche del denaro, le province, le fraternità e i frati seguano questo principio preciso e pratico: il minimo necessario e non il massimo consentito.

67,4. Per non diventare figli degeneri di san Francesco tenendo per noi beni non necessari, le fraternità li consegnino ai superiori maggiori per le necessità delle circoscrizioni o ai poveri o per il progresso dei popoli, secondo le norme fissate dal Capitolo provinciale. Su questo argomento si faccia spesso una comune riflessione nel Capitolo locale.

67,5. I frati nel Capitolo locale, secondo lo spirito delle Costituzioni, riflettano sul retto uso dei beni nelle ricreazioni, nel vestiario, nei doni personali, nei viaggi e in cose simili.

67,6. In caso di bisogno le singole fraternità della stessa area e anche le province dell'Ordine siano pronte a condividere fra loro e con altri i beni anche necessari.

67,7. Spetta al ministro generale con il consenso del definitorio disporre dei beni superflui delle province.

67,8. Gli altri prescritti del diritto universale riguardanti contratti e alienazioni siano scrupolosamente osservati.

ARTICOLO III
La povertà nelle nostre abitazioni

 

68

68,1. Dobbiamo vivere in abitazioni modeste e povere, dimorandovi sempre come pellegrini e forestieri.

68,2. Nella scelta dell'ubicazione di una nuova casa, si tengano presenti la nostra vita di povertà, il bene spirituale dei frati e le varie attività che vi si dovranno svolgere. Le abitazioni, poi, siano disposte in modo da essere accessibili a tutti, anche alla gente umile.

68,3. Le case, tuttavia, siano adeguate alle necessità e agli uffici della fraternità e adatte alla preghiera, al lavoro e alla vita fraterna.

69

69,1. Spetta al ministro provinciale con il consenso del definitorio, osservate le norme del diritto, costruire, acquistare e vendere le nostre case.

69,2. Ultimata la costruzione delle case, il superiore locale non costruisca e non demolisca nulla e non faccia ampliamenti agli edifici senza consultare il Capitolo locale e senza il consenso dei consiglieri e il permesso del superiore maggiore.

69,3. Il superiore locale decida con cura su quanto riguarda la manutenzione della casa e la custodia delle cose e, per interventi di un certo rilievo, abbia il consenso dei consiglieri.

70

70,1. Le chiese siano semplici, decorose e pulite.

70,2. Si abbia diligente cura che siano adatte alle celebrazioni liturgiche e alla partecipazione attiva dei fedeli.

70,3. Le sacrestie devono essere adeguate e sufficientemente provviste di sacra suppellettile.

70,4. Tutto ciò che serve al culto sia decoroso e conforme alle prescrizioni liturgiche, rispettando sempre la povertà e la semplicità.

ARTICOLO IV

L'amministrazione dei beni

 

71

71,1. Per l'amministrazione del denaro e degli altri beni, nella curia generale e in quelle provinciali, ci siano degli economi, nominati dal rispettivo superiore maggiore con il consenso del definitorio.

71,2. Anche nelle singole case ci siano economi locali nominati dal ministro provinciale con il consenso del definitorio. L'ufficio di economo nelle case piu grandi sia ordinariamente distinto da quello di superiore.

71,3. Gli economi siano veramente esperti e compiano il loro ufficio sotto la direzione e la vigilanza del proprio superiore, a norma del diritto e secondo le prescrizioni del definitorio.

71,4. Tutti gli economi, gli amministratori e i superiori locali, nel tempo e nel modo stabiliti dai superiori maggiori, rendano esatto conto dell'amministrazione agli stessi superiori, ai consiglieri e al Capitolo locale.

71,5. In occasione della relazione triennale, i ministri provinciali con un documento firmato dal definitorio rendano conto al ministro generale sulla situazione economica della provincia, affinché si possa opportunamente provvedere alle necessità e vigilare efficacemente sull'osservanza della povertà.

71,6. Anche il viceprovinciale e il superiore regolare presentino la relazione economica al loro superiore maggiore, firmata, se lo si puo fare agevolmente, dai consiglieri.

71,7. Il ministro generale dia relazione sullo stato economico dell'Ordine al Capitolo generale, nel modo da stabilirsi dal Capitolo stesso.

71,8. Lo stesso facciano i superiori maggiori nei loro rispettivi Capitoli.

71,9. L'amministrazione dei beni, per quanto è possibile, sia affidata ai laici, specialmente quando si tratta di opere sociali e caritative nelle quali i frati hanno soltanto la direzione spirituale.

71,10. Nell'amministrazione dei beni si osservino scrupolosamente i prescritti del diritto.

72

72,1. Nelle province e nelle viceprovince si raccomanda l'istituzione di una o più commissioni economiche, il cui compito sarà di dare consigli nell'amministrazione di beni, nella costruzione, manutenzione e alienazione delle case.

72,2. Tali commissioni sono istituite dal Capitolo, il quale ne determina anche la competenza. I loro membri, poi, che possono essere in parte anche laici, sono nominati dal superiore maggiore con il consenso del Consiglio.

73

73,1. Consultati i superiori maggiori o, se occorre, le Conferenze dei superiori maggiori, il ministro generale con il consenso del definitorio stabilisca, secondo la diversa valutazione delle monete, il limite oltre il quale i superiori maggiori sono tenuti a chiedere il consenso del Consiglio o il permesso del superiore, da darsi per iscritto, per contrarre validamente obbligazioni, per alienare beni o per fare spese straordinarie.

73,2. Il superiore maggiore con il consenso del Consiglio faccia la stessa cosa, con le debite differenze, per i superiori locali della propria circoscrizione.

73,3. Si ritengono straordinarie quelle spese che non sono necessarie né al superiore maggiore per esercitare il suo ufficio o per il servizio dei frati, né al superiore locale per tutto ciò che non entra nella cura ordinaria della fraternità a lui affidata.

74

74,1. Chiamati alla via evangelica della povertà, abituiamoci a soffrire privazioni sull'esempio di Cristo e memori di san Francesco, che volle essere così povero da affidarsi, spoglio di tutte le cose e dei legami del cuore, al Padre che ha cura di noi.

74,2. E non vogliamo essere nel numero dei falsi poveri, che amano essere poveri a condizione, però, che non manchi loro nulla.
74,3. Riflettiamo che la povertà evangelica e la sua perfezione consistono principalmente nella piena disponibilità verso Dio e verso gli uomini.

74,4. Non attacchiamoci, perciò, con affetto disordinato ai beni terreni, ma, a gloria di Dio e per il bene dei suoi figli, usiamo di questo mondo come se non ne usassimo.