CAPITOLO II

L'AMMISSIONE ALLA NOSTRA VITA
E LA FORMAZIONE DEI FRATI

 

ARTICOLO I

La vocazione alla nostra vita

 

14

14,1. Dio, nella sua bontà, chiama tutti membri della Chiesa alla perfezione della carità, secondo i diversi stati di vita, per promuovere la santità di ciascuno e la salvezza del mondo.

14,2. A questa chiamata ognuno deve dare in tutta libertà una sua risposta d'amore, in modo che la dignità della persona umana vada di pari passo con la volontà di Dio.

14,3. Con animo riconoscente rallegriamoci tutti della singolare grazia della vocazione religiosa che ci è stata concessa da Dio.

14,4. Corrispondendo alla nostra vocazione francescano-cappuccina, noi diamo al mondo pubblica testimonianza della vita già ora presente ed eterna di Cristo; lo seguiamo nella sua povertà e umiltà e diffondiamo ovunque, specialmente tra i poveri, il suo messaggio.

14,5. Così noi, vivendo in fraternità come pellegrini, penitenti nel cuore e nelle opere, al servizio di tutti in letizia e con spirito di minori, intendiamo dedicarci alla missione salvifica della Chiesa.

15

15,1. La sollecitudine per le vocazioni nasce, soprattutto, dalla consapevolezza che i frati hanno di vivere e offrire agli altri una vita ricchissima di doti umane ed evangeliche. Infatti i candidati, abbracciandola, mentre rendono un autentico servizio a Dio e agli uomini, realizzano se stessi. Ma, per poter dare una evidente testimonianza di questo genere di vita, è necessario il nostro continuo rinnovamento.

15,2. Tutti i frati prestino la loro collaborazione in favore delle vocazioni spinti dal desiderio di attuare, secondo il nostro carisma, il disegno di Dio.

15,3. Memori della sollecitudine di san Francesco nel veder crescere la prima fraternità, tutti i frati, specialmente i ministri e le singole fraternità, si premurino di scoprire e favorire le vocazioni autentiche soprattutto con l'esempio, con la preghiera e con la parola.

15,4. Così facendo, collaboriamo con Dio che chiama e sceglie chi vuole e contribuiamo al bene della Chiesa.

16

16,1 . Si promuovano con zelo le varie forme di pastorale vocazionale, specialmente nell'ambito più vicino allo spirito del nostro Ordine.

16,2. Si ottengono migliori risultati dove ci sono dei frati specificamente destinati a promuovere e a coordinare l'animazione vocazionale. Tutti i frati, però, diano il loro contributo come segno di fecondità della vita francescana.

16,3. A favorire le vocazioni giova molto offrire ai giovani l'opportunità di partecipare, in qualche modo, alla nostra vita fraterna: cosa possibile soprattutto in apposite case dove, nello stesso tempo, venga loro offerto anche un aiuto per la riflessione personale.

16,4. Per coltivare bene e preparare meglio le vocazioni in vista della vita religiosa, i ministri provinciali con il consenso del definitorio e, se sembrerà opportuno, con il consiglio del Capitolo provinciale, erigano speciali istituti secondo le necessità delle regioni e dei tempi.

16,5. Questi istituti siano organizzati secondo le norme della sana pedagogia. Gli alunni, unendo la formazione scientifica a quella umana e in continuo contatto con la società e le famiglie, vi conducano, pari alla loro età, spirito e sviluppo, un tenore di vita cristiana da cui si possa scoprire e alimentare la vocazione alla vita religiosa.

16,6. Gli studi, che gli alunni devono coltivare, siano programmati in modo che si possano proseguire altrove senza difficoltà.

ARTICOLO II
L'ammissione alla nostra vita


17

17,1. San Francesco, preoccupato per la purezza della vita intuendo che la sua Fraternità sarebbe diventata una moltitudine temeva, nello stesso tempo, il numero di frati inetti.

17,2. Perciò, dovendo la Fraternità crescere nella virtù, nella perfezione della carità e nello spirito piuttosto che nel numero, coloro che vorranno abbracciare la nostra vita siano accuratamente esaminati e scelti.

17,3. I ministri provinciali si informino con cura se coloro che si devono ammettere alla nostra vita abbiano i requisiti richiesti dal diritto universale e nostro per la loro valida e lecita ammissione. In particolare si osservi quanto segue:
a) i candidati per la loro indole siano idonei alla convivenza fraterna nella nostra vita evangelica;
b) sia accertato che essi godano della salute fisica e psichica necessaria per il nostro tenore di vita;
c) è necessario che i candidati dimostrino con la loro vita di credere fermamente ciò che crede e tiene per certo la santa madre Chiesa e che abbiano un modo di pensare cattolico;
d) risulti che essi godano di buona reputazione specialmente presso coloro che essi ordinariamente frequentano;
e) siano dotati di debita maturità e di generosa volontà e risulti con certezza che entrano nell'Ordine solo per servire sinceramente a Dio e alla salvezza degli uomini, secondo la Regola e forma di vita di san Francesco e secondo le nostre Costituzioni;
f) siano istruiti secondo le esigenze della propria regione e si abbia la speranza che possano esercitare fruttuosamente il loro ufficio;
g) specialmente se si tratta di candidati di età adulta e di quelli che hanno già avuto una certa esperienza di vita religiosa, si raccolgano tutte le informazioni utili sulla loro vita precedente;
h) se si tratta di chierici secolari o di coloro che sono stati ammessi in un altro istituto di vita consacrata o in una associazione di vita apostolica o in seminario, oppure della riammissione di un candidato, si osservino le prescrizioni del diritto universale.

18

18,1. Cristo, nostro sapientissimo maestro, rispondendo al giovane che aveva mostrato il desiderio di conseguire la vita eterna, disse che, se voleva essere perfetto, prima vendesse tutti i suoi beni e li distribuisse ai poveri.

18,2. Il suo imitatore Francesco non solo insegnò questo consiglio con la parola e lo mise in pratica in se stesso e negli altri che accoglieva, ma lo prescrisse anche nella Regola perché venisse osservato.

18,3. Perciò i ministri provinciali facciano conoscere e spieghino le parole del santo Vangelo ai candidati che, spinti dall'amore per Cristo, vengono al nostro Ordine, perché, a suo tempo, prima della professione perpetua, rinunzino ai loro beni in favore soprattutto dei poveri.

18,4. I candidati si preparino interiormente alla futura rinuncia dei beni e si dispongano al servizio di tutti gli uomini, specialmente dei poveri.

18,5. I frati, poi, secondo la Regola, evitino qualsiasi occasione di ingerirsi in queste faccende.

18,6. I candidati, inoltre, siano pronti a mettere a disposizione di tutta la fraternità le risorse della loro intelligenza e della loro volontà, nonché le loro doti di natura e di grazia per svolgere a servizio del popolo di Dio gli incarichi che riceveranno.

19

19,1. Ammettere al postulato, al noviziato e alla professione, oltre che al ministro generale, spetta, in ciascuna provincia, al ministro provinciale, che può delegare questa facoltà al vicario provinciale, al viceprovinciale e al superiore regolare.

19,2. Questi superiori, prima di ammettere i candidati al noviziato, consultino il proprio Consiglio oppure tre o quattro frati nominati dallo stesso Consiglio; per poter ammettere, invece, alla prima professione e alla professione perpetua, hanno bisogno del consenso del loro Consiglio.

19,3. Se il caso lo richiede, siano consultati anche coloro che hanno una particolare competenza in materia.

20

20,1. Spetta al maestro dei novizi, se il ministro provinciale non disporrà diversamente, compiere l'atto o il rito di accettazione con il quale ha inizio il noviziato.

20,2. Il ministro provinciale, invece, riceve in nome della Chiesa i voti dei profitenti; può, tuttavia, delegare questa facoltà ad un altro frate dell'Ordine.

20,3. Nel ricevere al noviziato e nell'emettere la professione si osservino le prescrizioni liturgiche.

20,4. La professione religiosa si emetta ordinariamente durante la celebrazione della Messa, usando la seguente formula approvata dalla Santa Sede per le famiglie francescane: «Io fra... a lode di Dio, nella ferma volontà di osservare più perfettamente il Vangelo di Cristo, poiché il Signore mi ha dato questa grazia, davanti ai fratelli, nelle tue mani, Padre N.N., (per tre anni, per... anni, per tutto il tempo della mia vita) faccio voto di vivere in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità, secondo la Regola confermata da Papa Onorio e le Costituzioni dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Pertanto mi affido con tutto il cuore a questa Fraternità per attuare la mia totale consacrazione al servizio di Dio e della Chiesa mediante l'efficace azione dello Spirito Santo, l'intercessione della beata Vergine Maria Immacolata, del nostro Padre san Francesco e di tutti i santi e il vostro fraterno aiuto».

21

21,1. La natura e il fine dei tre consigli evangelici, che nella professione si promettono con voto, e di unirci a Cristo con il cuore che la grazia ha reso libero, in una vita casta, povera e obbediente, seguendo l'esempio di san Francesco.

21,2. Il consiglio evangelico della castità per il Regno dei cieli, segno del mondo futuro e fonte di maggiore fecondità in un cuore indiviso, comporta l'obbligo della perfetta continenza nel celibato.

21,3. Il consiglio evangelico della povertà ad imitazione di Cristo, il quale, essendo ricco, si è fatto povero, comporta, oltre a una vita povera di fatto e di spirito, la dipendenza dai superiori e la limitazione nell'usare e disporre dei beni. Non solo, ma che prima della professione perpetua si faccia anche la rinuncia volontaria alla capacità di acquistare e di possedere e, per quanto è possibile, in forma valida anche di fronte al diritto civile.

21,4. Il consiglio evangelico dell'obbedienza, promesso nello spirito di fede e di amore per seguire Cristo obbediente fino alla morte, comporta la sottomissione per Iddio della propria volontà ai legittimi superiori «in tutte le cose che non sono contrarie alla coscienza e alla Regola», quando essi le comandano secondo le nostre Costituzioni.

 

ARTICOLO III
La formazione in genere

 

22

22,1. La formazione è il perfezionamento dei frati e delle fraternità in modo che la nostra vita diventi, secondo le esigenze dei tempi e dei luoghi, sempre più conforme al santo Vangelo e allo spirito francescano. La formazione deve essere costante e protrarsi per tutta la vita sia nei valori umani sia nella vita evangelica e religiosa.

22,2. La formazione completa interessa tutta la persona, in particolare sotto l'aspetto religioso, psichico, culturale e anche professionale o tecnico. E comprende due fasi: la formazione iniziale e la formazione permanente.

23

23,1. Ogni formazione è, prima di tutto, opera dello Spirito Santo che vivifica dall'interno formatori e formandi.

23,2. La formazione attiva richiede la collaborazione dei formandi che sono gli autori principali e responsabili della propria crescita.

23,3. Ogni frate per tutta la vita è, nello stesso tempo, colui che forma e che si forma, perché tutti hanno sempre qualcosa da imparare e da insegnare. Questo principio sia posto come programma della formazione e sia tradotto nella pratica della vita.

23,4. Vivere insieme come frati minori l'un per l'altro è, fin dall'inizio, una caratteristica della vocazione francescana. La vita fraterna, quindi, deve essere sempre e dovunque l'esigenza fondamentale del processo formativo.

23,5. Perché le singole fraternità, in modo particolare quelle che sono specificatamente formative, possano adempiere questo importante compito, è necessario che attingano l'ispirazione e l'incentivo dalla prima fraternità che è la fraternità provinciale.

23,6. Benché tutti i frati siano formatori, si richiedono, tuttavia, alcuni frati dotati di maggiore responsabilità e delegati a questo compito. Primi, fra questi, il ministro provinciale e i guardiani, in quanto sono gli ordinari animatori e coordinatori del processo formativo dei frati. Ci sono, poi, dei formatori qualificati che assumono questo ufficio in nome della fraternità.

24

24,1. L'Ordine disponga di strumenti formativi rispondenti alle esigenze del proprio carisma specifico.

24,2. Dovendosi prestare una particolare attenzione ai frati nella formazione iniziale, le singole circoscrizioni predispongano adeguate strutture educative.

24,3. Il processo educativo richiede, soprattutto, un gruppo di frati responsabili, i quali lavorino insieme con gli stessi criteri per tutto l'iter formativo. Tale gruppo abbia il dovuto aiuto di tutta la fraternità.

24,4. Di grande importanza sono il segretariato e i centri di formazione; si abbia quindi, attenzione che siano curati e resi operativi.

24,5. Il segretariato generale della formazione sia a disposizione dei superiori generali e dei superiori delle diverse circoscrizioni con aiuti e informazioni, perché possano provvedere a ciò che riguarda la formazione.

24,6. Similmente nelle singole province si abbia un consiglio di formazione e, nei centri di formazione, sia incaricato un frate con particolari responsabilità per promuovere ciò che riguarda la formazione.

24,7. Le singole province o gruppi di province, secondo le situazioni delle regioni, abbiano un loro statuto formativo nel quale siano esposti la meta, i programmi e gli schemi concreti di tutto il processo formativo dei frati.

ARTICOLO IV
L'iniziazione alla nostra vita

 

25

25,1. La formazione iniziale della nostra vita richiede la necessaria esperienza e conoscenza, mediante le quali i candidati, sotto la guida dei formatori, sono avviati progressivamente a vivere il Vangelo nello spirito di san Francesco.

25,2. Nel tempo della iniziazione la formazione, che deve unire armonicamente l'elemento umano e quello spirituale dei candidati, sia veramente solida, completa e adattata alle necessità dei tempi e dei luoghi.

25,3. Si usino i mezzi appropriati per una educazione attiva e, soprattutto, l'esercizio di quelle attività e di quei compiti per mezzo dei quali i candidati siano condotti progressivamente ad acquisire l'autodominio e la maturità psichica e affettiva.

25,4. Tenendo conto del loro particolare temperamento e dei doni di grazia, i candidati siano introdotti nella vita spirituale, alimentata dalla lettura della parola di Dio, dalla partecipazione attiva alla liturgia, dalla riflessione personale e dalla preghiera, in modo da sentirsi sempre più attratti verso Cristo, che e via, verità e vita.

25,5. I frati, nella formazione iniziale, acquistino una conoscenza ed esperienza vera dello spirito francescano-cappuccino con lo studio della vita di san Francesco e del suo pensiero circa l'osservanza della Regola, con lo studio della storia e delle genuine tradizioni del nostro Ordine e, soprattutto, con l'assimilazione e la pratica della vita alla quale sono stati chiamati.

25,6. Coltivino in modo particolare la vita fraterna sia in comunità sia con gli altri uomini, soccorrendoli nelle loro necessità, per imparare, così, a vivere sempre meglio l'operosa partecipazione alla vita della Chiesa.

25,7. La specifica formazione iniziale dei frati sia ordinata secondo i diversi uffici che essi dovranno esercitare e secondo le particolari circostanze e gli statuti delle circoscrizioni.

25,8. Tutte le fasi dell'iniziazione devono svolgersi in fraternità particolarmente idonee a condurvi la nostra vita e a darne la formazione, e designate a questo fine dal ministro provinciale con il consenso del definitorio. Tuttavia, lo stesso ministro provinciale con il consenso del definitorio può concedere che il periodo del postulato sia vissuto fuori dalle nostre fraternità.

25,9. L'erezione della casa del noviziato, il trasferimento e la soppressione del noviziato stesso spettano al ministro generale con il consenso del definitorio mediante un decreto dato per iscritto. Lo stesso ministro generale con il consenso del definitorio, in casi particolari e in via eccezionale, può concedere che il candidato trascorra l'anno di noviziato in un'altra casa dell'Ordine, sotto la direzione di un religioso idoneo che faccia le veci di maestro dei novizi.

25,10. Il superiore maggiore può permettere che un gruppo di novizi dimori, per un certo spazio di tempo, in un'altra casa dell'Ordine da lui designata.

26

26,1. Ogni fratello, dato da Dio alla fraternità, arreca gioia e insieme è di sprone a rinnovarci nello spirito della nostra vocazione.

26,2. A tutta la fraternità, in quanto vi appartengono, spetta iniziare i candidati alla nostra vita.

26,3. Tuttavia il ministro provinciale con il consenso del definitorio ne affidi la direzione, nel modo e nei limiti da lui stabiliti, a frati dotati di esperienza di vita spirituale, fraterna e pastorale, di dottrina, di prudenza, di discernimento degli spiriti e di conoscenza delle anime.

26,4. I maestri dei postulanti, dei novizi e dei professi devono essere liberi da tutti gli impegni, che possono distoglierli dalla cura e dalla direzione dei candidati.

26,5. Quando, poi, lo consigliano particolari motivi, possono essere associati a loro dei collaboratori, specialmente in ciò che riguarda la cura della vita spirituale e il foro interno.

27

27,1. Il tempo della formazione iniziale incomincia dal giorno in cui il candidato, ammesso dal ministro provinciale, entra nella fraternità, e si protrae fino alla professione perpetua. Si compie a norma del diritto universale e nostro. Dell'ingresso sia redatto un documento.

27,2. Da quel giorno il candidato, per quanto riguarda la formazione, la vita e il lavoro, deve essere ritenuto membro della fraternità in modo graduale, secondo le modalità stabilite dal ministro provinciale con il consenso del definitorio.

27,3. La formazione iniziale, come inserimento nella nostra fraternità, comprende il postulato, il noviziato e il postnoviziato.

28

28,1. Il postulato è il periodo della formazione iniziale e della scelta da farsi della nostra vita. Il tempo e le modalità di questo primo periodo sono stabiliti dal ministro provinciale con il consenso del definitorio. In tale periodo il candidato conosce la nostra vita, e la fraternità, da parte sua, conosce meglio il candidato e può vagliarne la vocazione.

28,2. La formazione dei postulanti tende, soprattutto, a completare la catechesi della fede e comprende l'introduzione alla liturgia, il metodo dell'orazione, l'istruzione francescana e la prima esperienza di lavoro apostolico. Devono essere anche rafforzate e promosse la maturità umana, specialmente affettiva, e l'attitudine a saper discernere evangelicamente i segni dei tempi.

29

29,1. Il noviziato è il periodo di più intensa iniziazione e di più profonda esperienza della vita evangelica francescano-cappuccina nelle sue esigenze fondamentali e suppone un scelta libera e matura della vita religiosa.

29,2. La direzione dei novizi, sotto l'autorità dei superiori maggiori, è riservata al solo maestro, che sia frate dell'Ordine e abbia emesso i voti perpetui.

29,3. La formazione del novizio si fonda sui valori della nostra vita consacrata, conosciuti e vissuti alla luce dell'esempio di Cristo, delle intuizioni evangeliche di san Francesco e delle genuine tradizioni dell'Ordine.

29,4. Il ritmo del noviziato risponda agli aspetti primari della nostra vita religiosa mediante, principalmente, una particolare esperienza di fede, di orazione contemplativa, di vita fraterna, di contatto con i poveri e di lavoro.

29,5. Perché sia valido, il noviziato deve comprendere dodici mesi da trascorrere nella stessa comunità del noviziato; il suo inizio e la modalità siano stabiliti dal ministro provinciale con il consenso del definitorio.

29,6. L'assenza dalla casa del noviziato per tre mesi continui o a intervalli rende invalido il noviziato. L'assenza che superi i quindici giorni deve essere supplita. Sia osservato, inoltre, con attenzione tutto ciò che circa il noviziato prescrive il diritto universale.

29,7. Dell'inizio del noviziato, con il quale comincia la vita nell'Ordine, si rediga un documento.

30

30,1. Il postnoviziato è il periodo in cui i frati, maturando progressivamente, si preparano alla scelta, che sarà definitiva con la professione perpetua, della nostra vita evangelica.

30,2. Poiché questa vita evangelica fraterna ha, nella nostra vocazione, il primo posto, anche nel tempo del postnoviziato abbia la priorità. Perciò si dia la stessa formazione a tutti i frati nello spazio di tempo e nel modo da determinarsi dal ministro provinciale con il consenso del definitorio.

30,3. I frati, secondo la propria indole e grazia, si applichino ad uno studio più profondo della Sacra Scrittura, della teologia spirituale, della liturgia, della storia e della spiritualità dell'Ordine, ed esercitino le varie forme di apostolato e di lavoro anche domestico. Una tale formazione, poi, sia sempre fatta in considerazione della vita e della continua maturazione della persona.

 

ARTICOLO V
La professione della nostra vita

 

31

31,1. Riflettiamo spesso quanto grande della sia la grazia della nostra professione religiosa.

31,2. Per mezzo di essa, infatti, a nuovo e speciale titolo, noi abbracciamo a gloria e a servizio di Dio una vita che ci conduce alla perfezione della carità; e, consacrati stabilmente e intimamente al culto divino, rappresentiamo Cristo unito da indissolubile vincolo alla Chiesa, sua sposa.

31,3. In questa consacrazione, per ottenere più abbondante il frutto della grazia battesimale, ci obblighiamo a vivere i consigli evangelici secondo la Regola e le Costituzioni.

31,4. Intendiamo, così, liberarci da quegli impedimenti che ci possono distogliere dalla carità perfetta, dalla libertà spirituale e dalla perfezione del culto divino.

31,5. Per mezzo della professione, infine, godendo nella Chiesa di uno speciale dono di Dio, con la nostra testimonianza la aiutiamo nella sua missione di salvezza.

31,6. Esortiamo, perciò, i frati a prepararsi accuratamente alla professione con gli esercizi spirituali, con una intensa vita sacramentale, specialmente eucaristica, e con fervente orazione. E ciò si faccia ancor meglio e in un modo particolare prima della professione perpetua.

32

32,1. Terminato il noviziato e verificata l'idoneità del novizio, si emetta, per il tempo da determinarsi dal ministro provinciale in accordo con lo stesso novizio, la professione temporanea dei voti, che si rinnoverà spontaneamente fino alla professione perpetua. Se permane il dubbio sull'idoneità, il ministro provinciale può prorogare il tempo di prova, ma non oltre sei mesi. Se poi il novizio sarà giudicato non idoneo, sia dimesso.

32,2. Il tempo della prima professione non sia né più breve di tre anni né più lungo di sei; ma, se sembra opportuno, può essere prorogato, in modo tuttavia che tutto il tempo in cui il frate è legato da voti temporanei non superi i nove anni.

32,3. La professione perpetua, se il frate è giudicato idoneo e spontaneamente lo richieda, si emette nel tempo determinato dal ministro provinciale, udito lo stesso profitente, salvo sempre il triennio completo di professione temporanea, e mai prima del ventunesimo anno di età già compiuto. Mediante la professione perpetua il candidato è definitivamente incorporato nella fraternità con tutti i diritti e doveri, a norma delle Costituzioni.

32,4. Compiuto il tempo della professione temporanea, il frate può andarsene; e, per giusti motivi, il competente superiore maggiore, udito il suo consiglio, può escluderlo dall'emettere una successiva professione.

32,5. Si osservino tutti gli altri prescritti del diritto universale riguardanti la professione, specialmente circa la disposizione dei beni prima della professione temporanea e perpetua.

33

33,1. L'abito religioso si consegna nella prima professione, benché prima sia stato indossato l'abito dei novizi. Ricordiamo che l'abito che portiamo deve essere segno che siamo consacrati a Dlo, frati minori e fratelli.

33,2. Rivestiti di Cristo, mite e umile, dobbiamo essere non dei falsi minori, ma veramente tali nel cuore, nelle parole e nelle opere.

33,3. I segni di umiltà che i frati presentano all'esterno, giovano poco alla salvezza delle anime, se i frati stessi non sono animati dallo spirito di umiltà.

33,4. Perciò, seguendo l'esempio di san Francesco, impegnamoci con tutte le forze a diventare buoni e non a sembrarlo soltanto; a essere identici nelle parole e nelle opere, fuori e dentro; e, ritenendoci, secondo l'ammonizione della Regola, inferiori a tutti, siamo i primi a onorare gli altri.

33,5. Il nostro abito, secondo la Regola e l'uso dell'Ordine, consiste nella tonaca di color castano con il cappuccio, del cingolo e dei sandali o, per giusto motivo, delle scarpe.

33,6. I frati portino l'abito dell'Ordine come segno della propria consacrazione e come testimonianza di poverta. La norma della pluriformita vale quanto alla consuetudine di portare la barba.

34

34,1. La fraternità locale, nei tempi stabiliti dal ministro provinciale con il consiglio del definitorio, previa l'informazione del maestro, rifletta e discuta in comune sulla idoneità dei candidati e sul proprio modo di comportarsi con loro.

34,2. Durante il noviziato e prima della professione perpetua i frati professi perpetui, che da quattro mesi hanno dimorato nelle rispettive comunità, esprimano il loro giudizio anche con voto consultivo, nel modo determinato dal ministro provinciale.

34,3. I frati di voti temporanei non siano esclusi dall'esprimere il loro parere, senza però dare il voto.

34,4. Sia inviata, poi, al ministro provinciale la relazione di ciascuna di queste adunanze e anche sull'esito delle votazioni, se ci sono state.

35

35,1. Sia redatto, inoltre, il documento della professione emessa, sia temporanea che perpetua, con l'indicazione dell'età e delle altre circostanze necessarie, firmato dallo stesso professo, da chi ne ha ricevuto la professione e da due testimoni.

35,2. Questo documento, poi, insieme agli altri prescritti dalla Chiesa, sia conservato con cura nell'archivio provinciale; e il ministro provinciale ne prenda nota nel registro delle professioni, da conservarsi in archivio.

35,3. Trattandosi di professione perpetua, il ministro provinciale ne informi il parroco del luogo dove il professo e stato battezzato.

36

36,1. Il ministro provinciale e, per mandato speciale, anche gli altri superiori dei quali si è detto al numero 19, hanno la facoltà di dimettere il postulante o il novizio ritenuto non idoneo alla nostra vita.

36,2. Per un grave motivo che non ammetta dilazione, ha la stessa facoltà il maestro sia dei novizi sia dei postulanti, con il consenso, però, del Consiglio della fraternità. Di ciò deve essere subito informato il ministro provinciale.

36,3. Il ministro generale con il consenso del definitorio può concedere a un frate di voti temporanei, se questi lo chiede per gravi motivi, l'indulto di uscire dall'Ordine; ciò comporta, per diritto stesso, la dispensa dai voti e da tutti gli obblighi derivanti dalla professione.

36,4. In tutto ciò che riguarda il passaggio ad un altro istituto di vita consacrata o ad una associazione di vita apostolica, l'uscita dall'Ordine e la dimissione del frate dopo la professione sia temporanea che perpetua, si osservino i prescritti del diritto universale della Chiesa.

 

ARTICOLO VI

La formazione speciale

 

37

37,1. San Francesco nel suo Testamento speciale scrive: «Coloro che non sanno lavorare, imparino».

37,2. Questa ammonizione ha un significato sempre valido e oggi piu urgente che mai. Difficilmente, infatti, si puo svolgere un'attività in maniera conveniente senza una formazione speciale e adeguata.

37,3. E' compito dell'Ordine aiutare ogni frate a sviluppare le proprie capacità di lavoro. Così i frati, lavorando, si sostengono vicendevolmente nella vocazione e favoriscono l'armonia della vita fraterna.

37,4. I singoli frati, secondo le loro doti, siano formati per i compiti e gli uffici che dovranno svolgere. Perciò, alcuni imparino i mestieri e le attività pratiche, gli altri si dedichino agli studi pastorali o scientifici, specialmente sacri.

38

38,1. Tutti i frati, però, servendo il Signore da minori, si ricordino che sopra tutte le cose devono desiderare di avere lo spirito del Signore e la sua santa operazione.

38,2. Procurino, perciò, mentre apprendono un'abilità manuale e una solida cultura, di essere, nella particolare grazia di lavoro, competenti insieme e santi.

38,3. In spirito di abnegazione e di disciplina e secondo la capacità del loro ingegno si dedichino alla formazione speciale in modo da contribuire, con la promozione della persona e con la cultura, al bene dell'Ordine, della Chiesa e della società.

38,4. Gli studi, illuminati e vivificati dalla carità di Cristo, siano del tutto consoni allo stile della nostra vita.

38,5. Perciò i frati, nell'attendere agli studi, coltivino la mente e il cuore, in modo che, secondo l'intenzione di san Francesco, progrediscano nella vocazione; la formazione, infatti, a qualsiasi genere di lavoro è parte integrante della nostra vita religiosa.

39

39,1. I frati che sono chiamati agli ordini sacri devono essere preparati secondo le norme della Chiesa, tenuto presente il carattere della nostra fraternità. Per ricevere gli ordini sacri si richiede il consenso del ministro provinciale e del suo definitorio.

39,2. Con la stessa sollecitudine, in ciascuna provincia, si provveda alla formazione intellettuale, apostolica e tecnica degli altri frati, secondo gli uffici dei singoli.

39,3. La formazione nelle discipline filosofiche e teologiche, impartita specialmente secondo la dottrina francescana, tenda con metodo uniforme, a rivelare progressivamente nelle menti il mistero di Cristo.

39,4. La sollecitudine pastorale del nostro Ordine apostolico pervada tutta la formazione. Così tutti i frati, secondo la capacità di ciascuno, potranno annunciare, come discepoli e profeti del Signore nostro Gesù Cristo, il Regno di Dio con l'opera e la parola, tenendo conto delle particolari necessità delle regioni e del compito missionario ed ecumenico della Chiesa.

39,5. I ministri provinciali con il consenso del definitorio erigano nelle province sedi adeguate alla formazione speciale dei frati; o provvedano diversamente, specialmente con la collaborazione tra le province o tra le famiglie francescane, per quanto le condizioni dei luoghi lo permettono.

39,6. Se poi i frati, nel periodo della formazione iniziale, frequentano, secondo le condizioni e le esigenze della regione o della provincia, centri di formazione fuori dell'Ordine, si deve sempre e accuratamente completare la loro formazione religiosa francescano-cappuccina.

39,7. I ministri provinciali abbiano cura che i frati idonei siano preparati presso istituti, facoltà e università, in modo particolare nelle scienze sacre e nelle altre, così pure nelle arti e nelle professioni, come sembrerà opportuno per il servizio della Chiesa e dell'Ordine.

40

40,1. Gli educatori siano consapevoli che i frati formandi sono i principali artefici della formazione, della quale sono anche i primi responsabili in fiduciosa collaborazione con gli educatori.

40,2. Nel metodo di insegnamento, nei colloqui con gli alunni e nel condurre attivamente le esercitazioni, gli educatori procurino che i frati in formazione acquisiscano una cultura viva e organica.

40,3. Preparino ed espongano con diligente cura le lezioni sotto la guida del magistero della Chiesa e le adeguino alle esigenze volute dal progresso delle loro discipline.

40,4. Si raccomanda, inoltre, che impegnino le loro forze a compiere e a divulgare le ricerche e le opere scientifiche specialmente di argomento francescano; a questo scopo, ad essi e agli altri frati possono fornire aiuti gli Istituti Francescani promossi dall'Ordine.

40,5. Oltre alla biblioteca centrale o regionale che è vivamente raccomandata, ci sia in tutte le nostre case una biblioteca comune fornita secondo le necessità di ciascuna fraternità. L'accesso alle nostre biblioteche, dove è possibile, sia consentito anche agli estranei, osservate, tuttavia, le dovute cautele.

 

ARTICOLO VII

La formazione permanente

 

41

41,1. La formazione permanente è il processo di rinnovamento personale e comunitario e di conveniente aggiornamento delle strutture, per renderci idonei a vivere sempre la nostra vocazione secondo il Vangelo nella concreta realtà di ogni giorno.

41,2. La formazione permanente, benché interessi complessivamente tutta la persona, ha un duplice aspetto: la conversione spirituale mediante un continuo ritorno alle fonti della vita cristiana e allo spirito primitivo dell'Ordine adattati ai tempi; e un rinnovamento culturale e professionale attraverso un aggiornamento, per così dire, tecnico alle condizioni dei tempi. Tutto questo giova a una maggiore fedeltà alla nostra vocazione.

42

42,1. Il frate che ha ultimato il periodo della formazione iniziale non può ritenersi, per questo, pienamente preparato per tutta la vita. Perciò, la formazione permanente è destinata a tutti i frati.

42,2. Senza dubbio e prima di tutto è diritto-dovere dei singoli frati di impegnarsi nella propria formazione permanente, in quanto essa altro non è che un continuo sviluppo della nostra vocazione.

42,3. La formazione permanente, poi, deve essere considerata anche come dovere ordinario e pastorale di tutti i superiori.

43

43,1. In ciascuna provincia, secondo i diversi luoghi e le diverse condizioni delle persone e dei tempi, si emanino norme particolari riguardanti la formazione permanente.

43,2. Il programma sia organico, dinamico e completo in modo da comprendere, alla luce del Vangelo e dello spirito di fraternità, tutta la vita religiosa.

43,3. Il modo di vivere quotidiano favorisce molto la formazione permanente. Infatti la prima scuola di formazione è l'esperienza quotidiana nel ritmo normale di preghiera, di riflessione, di convivenza e di lavoro.

43,4. Oltre a ciò si raccomandano molto i mezzi o aiuti straordinari, cioè proposte nuove o rinnovate di formazione permanente, con l'aiuto delle fraternità locali e provinciali, nell'ambito rispettivamente delle singole province o delle regioni o delle Conferenze dei superiori maggiori.

43,5. Per attuare la formazione e promuovere la cultura francescana e favorire lo spirito di fraternità in tutto l'Ordine, è indicato il nostro Collegio Internazionale di Roma.

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44,1. Ciascun frate procuri di camminare sempre degnamente nella vocazione francescano-cappuccina alla quale è stato chiamato da Dio.

44,2. Perciò sforziamoci tutti di conservare e consolidare, per noi e per gli altri, con la cooperazione fedele, con la prudente vigilanza e con l'orazione costante il dono della vocazione religiosa e della perseveranza.

44,3. Guardiamoci anche, fratelli, di non cadere nell'apostasia del cuore, che si ha quando, per tiepidezza, sotto un'apparenza religiosa, si porta un cuore mondano e ci si allontana dallo spirito e dall'amore della propria vocazione, obbedendo allo spirito di superbia e di sensualità di questo mondo. Ma, ricordando il detto dell'apostolo: «Non vogliate conformarvi a questo mondo», fuggiamo tutto ciò che sa di peccato e snerva la vita religiosa.

44,4. Adoperiamoci, quindi, perché, dopo aver lasciato il mondo, nient'altro desideriamo, nient'altro vogliamo, nient'altro ci diletti, se non seguire lo spirito del Signore e la sua santa operazione, e piacergli sempre, così da essere veramente fratelli e poveri, miti e assetati di santità, misericordiosi e puri di cuore, tali insomma che, attraverso noi, il mondo possa conoscere la pace e la bontà di Dio.