CAPITOLO X

LA NOSTRA VITA IN OBBEDIENZA

 

155

155,1. In forza del nostro impegno di vivere in obbedienza, aspiriamo, senza preferenze di ufficio, all'ultimo posto nella comunità dei discepoli di Cristo, aiutandoci vicendevolmente in spirito di carità, sottomessi a ogni umana creatura per amore di Dio.

155,2. Questa è la vera obbedienza manifestata dalla vita di Gesù Cristo, fattosi servo.

155,3. Docili allo Spirito Santo, in fraterna comunione di vita, cerchiamo e adempiamo in ogni avvenimento e in ogni azione la volontà di Dio.

155,4. Ne conseguirà che i ministri o superiori che si dedicano ai frati a loro affidati, e gli altri frati che, nella fede, si sottomettono ai ministri, faranno sempre ciò che piace a Dio.


ARTICOLO I

Il servizio pastorale dei ministri

 

156

156,1. Cristo è venuto non per essere servito, ma per servire; e, per dimostrarlo, lavò i piedi degli apostoli e raccomandò ad essi di fare altrettanto.

156,2. Perciò i ministri, servi degli altri, non esercitino l'autorità come padroni, ma servano gli altri frati, dispensando loro, nei fatti e nelle parole, lo spirito e la vita.

157

157,1. I ministri, dovendo rendere conto a Dio dei frati loro affidati, presiedano con amore alle loro fraternità, offrendo se stessi da imitare.

157,2. Adempiano, perciò, con dedizione il compito loro affidato, avendo sollecitudine per i frati e cura per tutte le cose, specialmente di quelle spirituali.

157,3. Con assidua preghiera e prudente discernimento ricerchino insieme con i frati la volontà di Dio.

157,4. In spirito evangelico parlino volentieri con i frati sia in comune che in privato e ne accolgano i consigli. Tutti, però, ricordino che è compito dei ministri, in forza del loro ufficio, prendere l'ultima decisione.

157,5. I ministri esortino i frati ad osservare fedelmente la nostra vita e a favorire ovunque il bene della Chiesa.

157,6. Per il bene di tutta la fraternità cerchino di coordinare tutte le forze, specialmente di quelli che nella casa svolgono incarichi speciali.


158

158,1. A tutti i ministri incombe il dovere di proporre ai frati la parola di Dio e di provvedere loro con sollecitudine una conveniente istruzione e formazione religiosa.

158,2. Questo compito nelle singole province può essere svolto, secondo i tempi e i luoghi, in diverse forme stabilite dal ministro provinciale con il consenso del definitorio, come, per esempio, nel colloquio spirituale con i singoli frati o nel Capitolo locale; con l'omelia ai frati nella celebrazione dell'Eucaristia o della parola di Dio; con lettere circolari dei superiori maggiori; nei convegni su temi religiosi e francescani.

159

159,1. I ministri, desiderando che i singoli frati corrispondano al disegno d'amore del Padre che li ha chiamati, li esortino vivamente a cercare e a compiere attivamente e responsabilmente la volontà di Dio.

159,2. Guidino i frati loro affidati come figli di Dio, con rispetto della persona, in modo che spontaneamente accettino di obbedire.

159,3. Non impongano precetti in forza del voto di obbedienza, se non sono costretti dalla carità e dalla necessità e con grande prudenza, per iscritto o alla presenza di due testimoni.

160

160,1. Esercitino con fermezza e insieme con mansuetudine e carità il compito che ad essi compete per Regola, di ammonire, confortare e, quando sia necessario, correggere i frati.

160,2. Procurino di emendare i difetti dei singoli frati mediante il dialogo fraterno in privato, tenendo conto della persona e delle circostanze.

160,3. I frati, poi, accettino volentieri a vantaggio dell'anima la correzione dei superiori.

160,4. I difetti e le mancanze della fraternità siano esaminati dai superiori e dai frati stessi, specialmente in occasione del Capitolo locale, e tutti insieme cerchino e applichino rimedi efficaci.


161

161,1. La visita pastorale dei superiori maggiori prescritta dalla Regola e dal diritto universale giova molto ad animare la nostra vita, il nostro rinnovamento e la nostra unione.

161,2. Il ministro generale nel tempo del suo ufficio visiti tutti i frati, personalmente o per mezzo di altri e prima di tutto per mezzo dei definitori generali.

161,3. Gli altri superiori maggiori facciano la visita pastorale in tutte le fraternità del proprio territorio almeno due volte nel triennio.

161,4. Le viceprovince e le custodie, oltre la visita del viceprovinciale o del superiore regolare, abbiano ogni triennio anche la visita del ministro provinciale.

161,5. Il ministro generale, offrendosi l'occasione, visiti i frati nelle diverse nazioni e partecipi talvolta alle Conferenze dei superiori maggiori.

161,6. Anche gli altri superiori maggiori, solleciti delle persone e delle opere, colgano volentieri l'opportunità di incontrarsi con i frati.


162

162,1. I visitatori abbiano con i frati, sia singoli sia riuniti per un incontro comunitario, un sincero colloquio su tutte le cose tanto spirituali che temporali, che servono a tutelare e incrementare la vita dei frati; e non tralascino la visita delle case.

162,2. Agiscano con tutta comprensione, adattandosi ai tempi e alle condizioni delle diverse regioni, in modo che i frati possano volentieri e sinceramente esprimere il loro giudizio e cercare insieme i mezzi utili a rinnovare di continuo la vita e ad accrescere l'attività.

163

163,1. Compiuta la visita, il visitatore delegato mandi la relazione completa al rispettivo superiore.

163,2. I superiori, sia maggiori che locali, nei limiti di tempo fissati dal visitatore, informino il loro superiore immediato di ciò che hanno attuato dopo la visita e anche di come sia stato eseguito ciò che dalle Costituzioni è demandato ai Capitoli delle province o ai superiori.

163,3. I superiori maggiori mandino al rispettivo superiore, una volta nel triennio, una relazione sullo stato della propria circoscrizione.

ARTICOLO II
L'obbedienza caritativa dei frati

 

164

164,1. Sull'esempio del Signore Gesù, che per tutta la vita si assoggettò alla volontà del Padre, i frati con la professione di obbedienza offrono a Dio, come sacrificio di se stessi, la propria volontà, conformandosi, così, alla volontà di Dio sommamente amato e mettendosi volontariamente al servizio della Chiesa.

164,2. Inoltre, vivendo in obbedienza, scoprono insieme alla fraternità con più sicurezza la volontà di Dio e ravvivano la stessa unione fraterna.

164,3. Nella fede e per amore verso la volontà di Dio obbediscano ai propri superiori con obbedienza attiva e responsabile e con quello spirito di generosità con cui hanno promesso i consigli evangelici.

164,4. Sappiano con certezza che l'offerta della propria volontà fatta spontaneamente a Dio contribuisce moltissimo alla loro perfezione personale e diventa per gli altri una testimonianza del Regno di Dio.

165

165,1 . I frati, pur essendo pronti in spirito di fede a obbedire ai superiori, espongano loro i propri giudizi e le proprie iniziative per il bene comune; ai superiori, poi, dopo aver tutto ben valutato con i frati, spetta l'ultima parola e la decisione.

165,2. È vera obbedienza anche tutto ciò che di bene il frate fa con retta intenzione e di propria iniziativa, quando sa che non è contrario alla volontà dei superiori né a detrimento dell'unione fraterna.

165,3. Se qualche volta il frate, dopo un dialogo fraterno, vede cose migliori e più utili di quelle che il ministro gli ordina, offra a Dio le proprie vedute e procuri di far sue quelle del superiore. Questa, infatti, è vera e caritativa obbedienza che piace a Dio ed edifica il prossimo.


166

166,1. Coloro che per motivi personali o per condizioni esterne non possono osservare la Regola spiritualmente, possono, anzi devono ricorrere al ministro per chiedere con fiducia consigli, incoraggiamenti e rimedi.

166,2. Il ministro li accolga e li aiuti con fraterna carità e sollecitudine.

167

167,1. Fra noi tutti, ministri e gli altri frati, mentre camminiamo nella verità e sincerità di cuore, ci siano grande familiarità, prestazione volontaria di servizio e obbedienza vicendevole, tutto nella carità di spirito.

167,2. Coltiviamo una tale stima reciproca da non dire, mentre il fratello è assente, ciò che con carità non oseremmo dire lui presente.

167,3. Così facendo, saremo nel mondo che deve essere consacrato a Dio un segno di quella carità che è perfetta nel Regno dei cieli.

167,4. Riponiamo in Dio, sommo bene, tutta la nostra speranza, quando, per la testimonianza della vita evangelica, dobbiamo soffrire indigenza, persecuzioni e tribolazioni.

167,5. Sospinti e sostenuti dallo Spirito del Signore e dalla sua santa operazione, proseguiamo con fermezza, da poveri e come uomini di pace, nella sublime via intrapresa, sapendo che saremo premiati da Dio, se persevereremo sino alla fine.